{"id":232,"date":"2015-09-22T18:13:04","date_gmt":"2015-09-22T16:13:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/?p=232"},"modified":"2021-05-12T16:29:08","modified_gmt":"2021-05-12T14:29:08","slug":"ultimi-aggiornamenti-dalla-stalla-delle-mucche-perdute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/ultimi-aggiornamenti-dalla-stalla-delle-mucche-perdute\/","title":{"rendered":"Ultimi aggiornamenti dalla stalla delle mucche perdute"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-233 size-full\" src=\"http:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/IMG_4147.jpg\" alt=\"Margheritino ed Amy\" width=\"1000\" height=\"667\" \/><\/p>\n<p>Le sei mucche adulte ed i due vitellini (che abbiamo chiamato Margheritino ed Amy) sono ancora prigioniere nella stalla dei loro aguzzini.<\/p>\n<p>Ogni volta che sembra possano finalmente salire su un camion e scappare per sempre via da tutto quell&#8217;orrore, puntuale salta fuori un inghippo burocratico, formale che, inesorabile, le crocifigge a rimanere ancora in quel posto.<br \/>\nSospese tra il destino di abbattimento e distruzione dei loro corpi (questo \u00e8 quanto prevede la legge) e la salvezza che ad ogni intoppo non sembra pi\u00f9 certezza ma evanescente miraggio.<\/p>\n<p>In ultimo a bloccarle sono state diffide finanche della Regione Lombardia e del Ministero.<br \/>\nTutti si sono scomodati ad impedire il viaggio verso la vita (di solito sono verso la morte e quelli non li ferma mai nessuno) di otto poveri animali strappati al loro destino.<br \/>\nVerrebbe da dire che non hanno altre questioni serie a cui dedicarsi.<br \/>\nCome per esempio impedire che quanto accaduto possa riaccadere.<br \/>\nChe non nel Terzo Mondo ma qui nella opulenta ed efficiente pianura padana gli allevamenti dei bovini siano cos\u00ec mostruosi.<br \/>\nGli allevamenti in s\u00e9 lo sono, questo lo sappiamo.<br \/>\nMa il livello di brutalit\u00e0, maltrattamento, incuria e abbrutimento cui questi animali sono stati sottoposti farebbe venire i brividi anche a chi si ciba di carne.<\/p>\n<p>Ebbene non occorre stupirsi.<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 che sono tutti cos\u00ec.<br \/>\nL&#8217;allevamento che nostro malgrado abbiamo visto e vissuto in questo ultimo mese non \u00e8 l&#8217;isolato caso che fa eccezione, ma la triste drammatica regola di tutti, centinaia e migliaia.<br \/>\nSono tutti cos\u00ec.<br \/>\nGli animali sono cose di nessun conto.<br \/>\nMuoiono di fame se non servono pi\u00f9.<br \/>\nNessuno dice niente.<br \/>\nNeppure chi dovrebbe controllare.<br \/>\nTutti sono abituati e anestetizzati alla normale crudelt\u00e0.<br \/>\nSembra loro inesorabile.<br \/>\nInevitabile.<br \/>\nNon esiste altra via.<br \/>\nIl cambiamento non viene contemplato n\u00e9 preso in considerazione.<\/p>\n<p>Noi invece crediamo che per quanto difficile e quasi impossibile ci sia un&#8217;altra strada.<br \/>\nQualcuno un giorno disse che se non possiamo cambiare l&#8217;orrore che ci circonda almeno dobbiamo raccontarlo.<br \/>\nEcco perch\u00e8 le mucche in un modo o nell&#8217;altro verranno via con noi e andranno in incantati rifugi.<br \/>\nPer raccontare la loro storia all&#8217;infinito.<br \/>\nA chi vorr\u00e0 e anche a chi non vorr\u00e0 ascoltarla.<\/p>\n<p>Secondo le autorit\u00e0 le ormai famose mucche non potevano viaggiare cos\u00ec malamente identificate. A tutte erano state applicate marche auricolari come ad ogni altro bovino sulla faccia della terra, ma non bastava.<br \/>\nPer loro no!<br \/>\nSi pretendeva di pi\u00f9.<br \/>\nE&#8217; stato ordinato che non potessero partire senza il bolo ruminale.<br \/>\nUn impianto simile ai chip dei cani che viene applicato con un arnese affinch\u00e9 venga inghiottito e vada ad agganciarsi in qualche zona del rumine.<br \/>\nCasomai noi pensassimo un giorno di ucciderle e macellarle.<br \/>\nPressoch\u00e9 nessun bovino in Italia ad oggi \u00e8 provvisto di bolo ruminale.<br \/>\nMa le nostre, per forza, dovevano averlo.<br \/>\nEd eccoci oggi.<br \/>\nI boli sono stati applicati.<br \/>\nAnche ai cuccioli, anche se l&#8217;apparecchio rischiava di sfondar loro l&#8217;esofago, prima di decidere di utilizzarne uno pi\u00f9 piccolo, da pecora.<br \/>\nOra rimane l&#8217;inserimento in banca dati bovina.<br \/>\nChe, ancora, non \u00e8 uno scherzo.<br \/>\nGiacch\u00e8 le mucche essendo in origine sprovviste di marca o con marche non identificabili, non hanno madre nota.<br \/>\nL&#8217;anagrafica bovina, ahim\u00e9, funziona per via materna.<br \/>\nSembra impossibile, nell&#8217;era digitale e globale, inserir delle povere mucche in database perch\u00e9 con madre non nota.<br \/>\nPer fortuna ci sono dei precedenti.<br \/>\nLa mucca Giuliana di Vitadacani-Porcikomodi rinvenuta sprovvista di marche fu grazie all&#8217;insistenza e alla tenacia degli attivisti regolarizzata e inserita in banca dati con la dicitura, semplice come l&#8217;acqua calda, &#8220;madre non nota&#8221;.<br \/>\nEra il 2008.<br \/>\nPoi successivamente fu la volta di Macchia ed Ercolino di Ippoasi e dei vitelli di La Belle Verte.<br \/>\nTutti, con fatica e pazienza dei rifugi, furono inseriti, seppure senza marca e senza madre.<br \/>\nOggi, ancora una volta, sono gli attivisti ad indicare e suggerire la strada a chi deve semplicemente ripetere quanto gi\u00e0 fatto in precedenza.<br \/>\nSperiamo che entro venerd\u00ec le piccole, perdute, ritrovino la strada.<br \/>\nE vengano via con noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le sei mucche adulte ed i due vitellini (che abbiamo chiamato Margheritino ed Amy) sono ancora prigioniere nella stalla dei loro aguzzini. Ogni volta che sembra possano finalmente salire su un camion e scappare per sempre via da tutto quell&#8217;orrore, puntuale salta fuori un inghippo burocratico, formale che, inesorabile, le crocifigge a rimanere ancora in quel posto. Sospese tra il destino di abbattimento e distruzione dei loro corpi (questo \u00e8 quanto prevede la legge) e la salvezza che ad ogni intoppo non sembra pi\u00f9 certezza ma evanescente miraggio. In ultimo a bloccarle sono state diffide finanche della Regione Lombardia e del Ministero. Tutti si sono scomodati ad impedire il viaggio verso la vita (di solito sono verso la morte e quelli non li ferma mai nessuno) di otto poveri animali strappati al loro destino. Verrebbe da dire che non hanno altre questioni serie a cui dedicarsi. Come per esempio impedire che quanto accaduto possa riaccadere. Che non nel Terzo Mondo ma qui nella opulenta ed efficiente pianura padana gli allevamenti dei bovini siano cos\u00ec mostruosi. Gli allevamenti in s\u00e9 lo sono, questo lo sappiamo. Ma il livello di brutalit\u00e0, maltrattamento, incuria e abbrutimento cui questi animali sono stati sottoposti farebbe venire i brividi anche a chi si ciba di carne. Ebbene non occorre stupirsi. La verit\u00e0 \u00e8 che sono tutti cos\u00ec. L&#8217;allevamento che nostro malgrado abbiamo visto e vissuto in questo ultimo mese non \u00e8 l&#8217;isolato caso che fa eccezione, ma la triste drammatica regola di tutti, centinaia e migliaia. Sono tutti cos\u00ec. Gli animali sono cose di nessun conto. Muoiono di fame se non servono pi\u00f9. Nessuno dice niente. Neppure chi dovrebbe controllare. Tutti sono abituati e anestetizzati alla normale crudelt\u00e0. Sembra loro inesorabile. Inevitabile. Non esiste altra via. Il cambiamento non viene contemplato n\u00e9 preso in considerazione. Noi invece crediamo che per quanto difficile e quasi impossibile ci sia un&#8217;altra strada. Qualcuno un giorno disse che se non possiamo cambiare l&#8217;orrore che ci circonda almeno dobbiamo raccontarlo. Ecco perch\u00e8 le mucche in un modo o nell&#8217;altro verranno via con noi e andranno in incantati rifugi. Per raccontare la loro storia all&#8217;infinito. A chi vorr\u00e0 e anche a chi non vorr\u00e0 ascoltarla. Secondo le autorit\u00e0 le ormai famose mucche non potevano viaggiare cos\u00ec malamente identificate. A tutte erano state applicate marche auricolari come ad ogni altro bovino sulla faccia della terra, ma non bastava. Per loro no! Si pretendeva di pi\u00f9. E&#8217; stato ordinato che non potessero partire senza il bolo ruminale. Un impianto simile ai chip dei cani che viene applicato con un arnese affinch\u00e9 venga inghiottito e vada ad agganciarsi in qualche zona del rumine. Casomai noi pensassimo un giorno di ucciderle e macellarle. Pressoch\u00e9 nessun bovino in Italia ad oggi \u00e8 provvisto di bolo ruminale. Ma le nostre, per forza, dovevano averlo. Ed eccoci oggi. I boli sono stati applicati. Anche ai cuccioli, anche se l&#8217;apparecchio rischiava di sfondar loro l&#8217;esofago, prima di decidere di utilizzarne uno pi\u00f9 piccolo, da pecora. Ora rimane l&#8217;inserimento in banca dati bovina. Che, ancora, non \u00e8 uno scherzo. Giacch\u00e8 le mucche essendo in origine sprovviste di marca o con marche non identificabili, non hanno madre nota. L&#8217;anagrafica bovina, ahim\u00e9, funziona per via materna. Sembra impossibile, nell&#8217;era digitale e globale, inserir delle povere mucche in database perch\u00e9 con madre non nota. Per fortuna ci sono dei precedenti. La mucca Giuliana di Vitadacani-Porcikomodi rinvenuta sprovvista di marche fu grazie all&#8217;insistenza e alla tenacia degli attivisti regolarizzata e inserita in banca dati con la dicitura, semplice come l&#8217;acqua calda, &#8220;madre non nota&#8221;. Era il 2008. Poi successivamente fu la volta di Macchia ed Ercolino di Ippoasi e dei vitelli di La Belle Verte. Tutti, con fatica e pazienza dei rifugi, furono inseriti, seppure senza marca e senza madre. Oggi, ancora una volta, sono gli attivisti ad indicare e suggerire la strada a chi deve semplicemente ripetere quanto gi\u00e0 fatto in precedenza. Speriamo che entro venerd\u00ec le piccole, perdute, ritrovino la strada. 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Gli allevamenti in s\u00e9 lo sono, questo lo sappiamo. Ma il livello di brutalit\u00e0, maltrattamento, incuria e abbrutimento cui questi animali sono stati sottoposti farebbe venire i brividi anche a chi si ciba di carne. Ebbene non occorre stupirsi. La verit\u00e0 \u00e8 che sono tutti cos\u00ec. L&#8217;allevamento che nostro malgrado abbiamo visto e vissuto in questo ultimo mese non \u00e8 l&#8217;isolato caso che fa eccezione, ma la triste drammatica regola di tutti, centinaia e migliaia. Sono tutti cos\u00ec. Gli animali sono cose di nessun conto. Muoiono di fame se non servono pi\u00f9. Nessuno dice niente. Neppure chi dovrebbe controllare. Tutti sono abituati e anestetizzati alla normale crudelt\u00e0. Sembra loro inesorabile. Inevitabile. Non esiste altra via. Il cambiamento non viene contemplato n\u00e9 preso in considerazione. Noi invece crediamo che per quanto difficile e quasi impossibile ci sia un&#8217;altra strada. Qualcuno un giorno disse che se non possiamo cambiare l&#8217;orrore che ci circonda almeno dobbiamo raccontarlo. Ecco perch\u00e8 le mucche in un modo o nell&#8217;altro verranno via con noi e andranno in incantati rifugi. Per raccontare la loro storia all&#8217;infinito. A chi vorr\u00e0 e anche a chi non vorr\u00e0 ascoltarla. Secondo le autorit\u00e0 le ormai famose mucche non potevano viaggiare cos\u00ec malamente identificate. A tutte erano state applicate marche auricolari come ad ogni altro bovino sulla faccia della terra, ma non bastava. Per loro no! Si pretendeva di pi\u00f9. E&#8217; stato ordinato che non potessero partire senza il bolo ruminale. Un impianto simile ai chip dei cani che viene applicato con un arnese affinch\u00e9 venga inghiottito e vada ad agganciarsi in qualche zona del rumine. Casomai noi pensassimo un giorno di ucciderle e macellarle. Pressoch\u00e9 nessun bovino in Italia ad oggi \u00e8 provvisto di bolo ruminale. Ma le nostre, per forza, dovevano averlo. Ed eccoci oggi. I boli sono stati applicati. Anche ai cuccioli, anche se l&#8217;apparecchio rischiava di sfondar loro l&#8217;esofago, prima di decidere di utilizzarne uno pi\u00f9 piccolo, da pecora. Ora rimane l&#8217;inserimento in banca dati bovina. Che, ancora, non \u00e8 uno scherzo. Giacch\u00e8 le mucche essendo in origine sprovviste di marca o con marche non identificabili, non hanno madre nota. L&#8217;anagrafica bovina, ahim\u00e9, funziona per via materna. Sembra impossibile, nell&#8217;era digitale e globale, inserir delle povere mucche in database perch\u00e9 con madre non nota. Per fortuna ci sono dei precedenti. La mucca Giuliana di Vitadacani-Porcikomodi rinvenuta sprovvista di marche fu grazie all&#8217;insistenza e alla tenacia degli attivisti regolarizzata e inserita in banca dati con la dicitura, semplice come l&#8217;acqua calda, &#8220;madre non nota&#8221;. Era il 2008. 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Gli allevamenti in s\u00e9 lo sono, questo lo sappiamo. Ma il livello di brutalit\u00e0, maltrattamento, incuria e abbrutimento cui questi animali sono stati sottoposti farebbe venire i brividi anche a chi si ciba di carne. Ebbene non occorre stupirsi. La verit\u00e0 \u00e8 che sono tutti cos\u00ec. L&#8217;allevamento che nostro malgrado abbiamo visto e vissuto in questo ultimo mese non \u00e8 l&#8217;isolato caso che fa eccezione, ma la triste drammatica regola di tutti, centinaia e migliaia. Sono tutti cos\u00ec. Gli animali sono cose di nessun conto. Muoiono di fame se non servono pi\u00f9. Nessuno dice niente. Neppure chi dovrebbe controllare. Tutti sono abituati e anestetizzati alla normale crudelt\u00e0. Sembra loro inesorabile. Inevitabile. Non esiste altra via. Il cambiamento non viene contemplato n\u00e9 preso in considerazione. Noi invece crediamo che per quanto difficile e quasi impossibile ci sia un&#8217;altra strada. Qualcuno un giorno disse che se non possiamo cambiare l&#8217;orrore che ci circonda almeno dobbiamo raccontarlo. Ecco perch\u00e8 le mucche in un modo o nell&#8217;altro verranno via con noi e andranno in incantati rifugi. Per raccontare la loro storia all&#8217;infinito. A chi vorr\u00e0 e anche a chi non vorr\u00e0 ascoltarla. Secondo le autorit\u00e0 le ormai famose mucche non potevano viaggiare cos\u00ec malamente identificate. A tutte erano state applicate marche auricolari come ad ogni altro bovino sulla faccia della terra, ma non bastava. Per loro no! Si pretendeva di pi\u00f9. E&#8217; stato ordinato che non potessero partire senza il bolo ruminale. Un impianto simile ai chip dei cani che viene applicato con un arnese affinch\u00e9 venga inghiottito e vada ad agganciarsi in qualche zona del rumine. Casomai noi pensassimo un giorno di ucciderle e macellarle. Pressoch\u00e9 nessun bovino in Italia ad oggi \u00e8 provvisto di bolo ruminale. Ma le nostre, per forza, dovevano averlo. Ed eccoci oggi. I boli sono stati applicati. Anche ai cuccioli, anche se l&#8217;apparecchio rischiava di sfondar loro l&#8217;esofago, prima di decidere di utilizzarne uno pi\u00f9 piccolo, da pecora. Ora rimane l&#8217;inserimento in banca dati bovina. Che, ancora, non \u00e8 uno scherzo. Giacch\u00e8 le mucche essendo in origine sprovviste di marca o con marche non identificabili, non hanno madre nota. L&#8217;anagrafica bovina, ahim\u00e9, funziona per via materna. Sembra impossibile, nell&#8217;era digitale e globale, inserir delle povere mucche in database perch\u00e9 con madre non nota. Per fortuna ci sono dei precedenti. La mucca Giuliana di Vitadacani-Porcikomodi rinvenuta sprovvista di marche fu grazie all&#8217;insistenza e alla tenacia degli attivisti regolarizzata e inserita in banca dati con la dicitura, semplice come l&#8217;acqua calda, &#8220;madre non nota&#8221;. Era il 2008. Poi successivamente fu la volta di Macchia ed Ercolino di Ippoasi e dei vitelli di La Belle Verte. Tutti, con fatica e pazienza dei rifugi, furono inseriti, seppure senza marca e senza madre. Oggi, ancora una volta, sono gli attivisti ad indicare e suggerire la strada a chi deve semplicemente ripetere quanto gi\u00e0 fatto in precedenza. Speriamo che entro venerd\u00ec le piccole, perdute, ritrovino la strada. 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