{"id":1066,"date":"2022-09-27T16:48:43","date_gmt":"2022-09-27T14:48:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/?p=1066"},"modified":"2022-09-27T16:51:21","modified_gmt":"2022-09-27T14:51:21","slug":"un-ulteriore-passo-avanti-sul-lungo-percorso-verso-il-riconoscimento-giuridico-dei-santuari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/un-ulteriore-passo-avanti-sul-lungo-percorso-verso-il-riconoscimento-giuridico-dei-santuari\/","title":{"rendered":"Un ulteriore passo avanti sul lungo percorso verso il riconoscimento giuridico dei santuari"},"content":{"rendered":"<p><strong>Abbiamo appena incontrato il Dottor Lecchini e lo staff della Direzione Generale Sanit\u00e0 e Benessere Animale del Ministero della Salute per un incontro relativo alla regolamentazione dei santuari.<\/strong><\/p>\n<p>Ed \u00e8 uscito in <strong>Gazzetta Ufficiale un pacchetto di decreti con l\u2019obiettivo di adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento europeo 2016\/429.<\/strong><\/p>\n<p>In particolare nel Decreto legislativo 134 del 5.08.22, che detta disposizioni in materia di riorganizzazione del sistema di identificazione e registrazione degli animali e delle strutture che li ospitano, all\u2019articolo 2, comma z, sotto comma bb, per la prima volta si parla di stabilimento (non allevamento) <strong>con orientamento produttivo NON DPA per la detenzione di animali per finalit\u00e0 diverse dagli usi zootecnici e dalla produzione di alimenti.<\/strong><br \/>\nIl comma z identifica il sistema informativo nazionale degli animali da compagnia (definito SINAC) come sezione della BDN (ovvero Banca dati degli animali cos\u00ec detti da reddito) in cui sono registrate le informazioni relative agli animali da compagnia.<\/p>\n<p>E\u2019 questo un ulteriore gigante passo verso il riconoscimento dei santuari non come allevamenti.<\/p>\n<h3>Cosa succeder\u00e0 ora<\/h3>\n<p>Il <strong>12 ottobre<\/strong> torneremo al Ministero per confrontarci sulla redazione dei regolamenti attuativi di tali decreti.<br \/>\nCi aggiorniamo quindi presto con importanti novit\u00e0.<\/p>\n<h3>Il Riconoscimento Giuridico<\/h3>\n<p>Il nostro percorso col Ministero della Salute risale al lontano 2012.<br \/>\nQuando gli presentammo i santuari come una realt\u00e0 esistente, di cui occorreva, necessariamente, che loro prendessero atto per fare in modo di risolvere la schizofrenia esistente e il vuoto normativo.<\/p>\n<p>Dopo lunghe pressioni, richieste e proteste, nel 2012 la Rete dei Santuari promuove e partecipa ad un confronto con il Ministero della Salute per ottenere il riconoscimento giuridico dei Santuari come realt\u00e0 diverse dagli allevamenti.<br \/>\nVengono discussi principi, proposte, opportunit\u00e0, ipotesi e criticit\u00e0.<br \/>\nIl Ministero condivide le nostre istanze. La nostra richiesta \u00e8 ottenere che i nostri ospiti non siano pi\u00f9 considerati come carne che cammina, ma come individui unici al mondo e rifugiati. Da allora parte un percorso che ci ha portati ad esplorare mille soluzioni sia a livello regionale, tramite accordi stato-regioni, sia a livello centrale con l\u2019intenzione di censire i santuari come strutture di accoglienza per animali da affezione al pari dei canili e gattili.<br \/>\nProiettando finalmente, per la prima volta, fuori delle logiche produttive gli ospiti rifugiati e collocandoli nell\u2019ambito da affezione.<br \/>\nNel momento in cui ci\u00f2 verr\u00e0 raggiunto sar\u00e0 un risultato straordinario e potr\u00e0 fare da apripista anche a livello comunitario.<\/p>\n<h3>Come siamo arrivati fino a qui<\/h3>\n<p>Sono passati anni in cui si sono tentate molte strade e sono stati compiuti alcuni importanti passi verso il nostro obiettivo.<br \/>\nSono stati recepiti i nostri punti centrali in bozze di lavoro, riunioni, incontri, carteggi.<br \/>\nDa poco \u00e8 stato previsto in banca dati lo status di suini Non DPA.<\/p>\n<p>Ci ha dato una mano, nostro malgrado, inconsapevolmente, l\u2019emergenza sanitaria della Peste Suina Africana.<br \/>\nIl nostro intervento fermo.<br \/>\nIl vostro sostegno e le vostre proteste.<br \/>\nTutto insieme.<\/p>\n<p>Ora eccoci qui.<br \/>\nLa meta \u00e8 molto pi\u00f9 vicina.<br \/>\nMa non cantiamo vittoria.<\/p>\n<h3>La Rete dei Santuari di Animali Liberi<\/h3>\n<p>La Rete dei Santuari nasce dal basso, nel 2012, dalla volont\u00e0 ed esigenza di alcuni santuari \u201csenior\u201d tra quelli storici e pi\u00f9 antichi,<br \/>\ndi confrontarsi su tematiche e difficolt\u00e0 comuni, pratiche, organizzative, sanitarie e gestionali,<br \/>\nrendere pi\u00f9 accessibili, con una logica di rete, risultati che per un solo santuario, soprattutto se piccolo, sarebbero impossibili e soprattutto con l\u2019obiettivo di ottenere un riconoscimento giuridico.<br \/>\nQuest\u2019ultimo punto nasce dalla necessit\u00e0 di superare un problema e una contraddizione fondamentale che abbiamo riscontrato, seppur con sfumature diverse, essere presente ovunque, non solo in Italia, ma negli altri paesi europei e del mondo ove sono presenti i santuari.<br \/>\nOvvero tale contraddizione \u00e8 che ci\u00f2 che noi chiamiamo santuario per la normativa non esiste come tale ma si configura in tutto e per tutto come un allevamento.<br \/>\nCi\u00f2 evidentemente crea grandi difficolt\u00e0 e non \u00e8 accettabile.<\/p>\n<h3>Vediamo perch\u00e9<\/h3>\n<ul>\n<li>ragioni <strong>Burocratiche-gestionali<\/strong>:<br \/>\nessere considerati al pari di un allevamento crea enormi difficolt\u00e0 burocratiche sia ai gestori dei santuari e agli attivisti \u2013 costringendoli a condurre procedure, effettuare profilassi o utilizzare modalit\u00e0 e logiche in alcune procedure (esempio la gestione del farmaco) che non hanno come fine il benessere dei soggetti ospiti, o del singolo individuo, bens\u00ec la tutela della salute pubblica,<br \/>\nmedesime difficolt\u00e0 gestionali, pratiche e burocratiche vengono sperimentate dai controllori, veterinari pubblici, asl,- che dovrebbero condurre procedure spesso inapplicabili sugli animali liberi in santuario (e non bloccati in gabbie e spazi angusti come accade negli allevamenti) e quindi si trovano spesso costretti a derogare norme e regolamenti oppure in altri casi si impuntano ad eseguire accertamenti assurdi, perdendo tempo inutilmente in quanto tali procedure hanno come unico scopo di controllare la qualit\u00e0 dei prodotti nei quali potrebbero essere un giorno trasformati. Anche se ci\u00f2 non accadr\u00e0 mai.<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>motivo <strong>politico e strategico<\/strong>:<br \/>\nOvvero: noi non siamo allevamenti.<br \/>\nMa il loro esatto contrario.<br \/>\nNon compriamo n\u00e9 vendiamo animali.<br \/>\nNon li facciamo riprodurre.<br \/>\nNon li utilizziamo in alcun modo.<br \/>\nNon ricaviamo alcun reddito da loro anzi spendiamo per accudirli.<br \/>\nNon vogliamo essere considerati allevamenti, ma vorremmo, semmai, che gli allevamenti cessassero di esistere.<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>motivo <strong>sostanziale<\/strong>:<br \/>\nFino a che gli ospiti dei santuari non saranno usciti dalla banca dati nazionale degli animali da reddito non saranno salvi fino in fondo, ma ancora considerati carne che cammina, carne da vendere al kg e in presenza di malattie, pandemie o piani di abbattimento rischiano di finire stritolati dagli ingranaggi del capitalismo e dalle logiche produttive molto pi\u00f9 facilmente che se non fossero pi\u00f9 considerati da reddito ma da compagnia.<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Mappatura<\/h3>\n<p>Accanto al percorso per l\u2019ottenimento di un riconoscimento dei santuari, esiste un quotidiano, fondamentale lavoro di costruzione, consolidamento e ampliamento della rete, conseguiti anche attraverso:<br \/>\nuna continua mappatura del territorio per individuare ogni cm di terreno sottratto allo sfruttamento e restituito agli animali,<br \/>\nuna gestione coordinata e continuativa delle emergenze sia a livello locale che nazionale, intervenendo per interrompere piani di abbattimento di animali, vendita all\u2019asta degli stessi dopo i sequestri e attivando adeguati piani di ricollocamento degli animali in tempi ragionevoli o offrendoci direttamente come custodi giudiziari in caso di animali posti sotto sequestro penale o come soggetti atti a controllare il benessere degli animali fino a nuova sistemazione.<\/p>\n<p><em>Sara d\u2019Angelo<\/em><br \/>\nAttivista e fondatrice e Presidente di Vitadacani, responsabile del progetto Porcikomodi e referente della Rete dei Santuari di Animali Liberi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo appena incontrato il Dottor Lecchini e lo staff della Direzione Generale Sanit\u00e0 e Benessere Animale del Ministero della Salute per un incontro relativo alla regolamentazione dei santuari. Ed \u00e8 uscito in Gazzetta Ufficiale un pacchetto di decreti con l\u2019obiettivo di adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento europeo 2016\/429. In particolare nel Decreto legislativo 134 del 5.08.22, che detta disposizioni in materia di riorganizzazione del sistema di identificazione e registrazione degli animali e delle strutture che li ospitano, all\u2019articolo 2, comma z, sotto comma bb, per la prima volta si parla di stabilimento (non allevamento) con orientamento produttivo NON DPA per la detenzione di animali per finalit\u00e0 diverse dagli usi zootecnici e dalla produzione di alimenti. Il comma z identifica il sistema informativo nazionale degli animali da compagnia (definito SINAC) come sezione della BDN (ovvero Banca dati degli animali cos\u00ec detti da reddito) in cui sono registrate le informazioni relative agli animali da compagnia. E\u2019 questo un ulteriore gigante passo verso il riconoscimento dei santuari non come allevamenti. Cosa succeder\u00e0 ora Il 12 ottobre torneremo al Ministero per confrontarci sulla redazione dei regolamenti attuativi di tali decreti. Ci aggiorniamo quindi presto con importanti novit\u00e0. Il Riconoscimento Giuridico Il nostro percorso col Ministero della Salute risale al lontano 2012. Quando gli presentammo i santuari come una realt\u00e0 esistente, di cui occorreva, necessariamente, che loro prendessero atto per fare in modo di risolvere la schizofrenia esistente e il vuoto normativo. Dopo lunghe pressioni, richieste e proteste, nel 2012 la Rete dei Santuari promuove e partecipa ad un confronto con il Ministero della Salute per ottenere il riconoscimento giuridico dei Santuari come realt\u00e0 diverse dagli allevamenti. Vengono discussi principi, proposte, opportunit\u00e0, ipotesi e criticit\u00e0. Il Ministero condivide le nostre istanze. La nostra richiesta \u00e8 ottenere che i nostri ospiti non siano pi\u00f9 considerati come carne che cammina, ma come individui unici al mondo e rifugiati. Da allora parte un percorso che ci ha portati ad esplorare mille soluzioni sia a livello regionale, tramite accordi stato-regioni, sia a livello centrale con l\u2019intenzione di censire i santuari come strutture di accoglienza per animali da affezione al pari dei canili e gattili. Proiettando finalmente, per la prima volta, fuori delle logiche produttive gli ospiti rifugiati e collocandoli nell\u2019ambito da affezione. Nel momento in cui ci\u00f2 verr\u00e0 raggiunto sar\u00e0 un risultato straordinario e potr\u00e0 fare da apripista anche a livello comunitario. Come siamo arrivati fino a qui Sono passati anni in cui si sono tentate molte strade e sono stati compiuti alcuni importanti passi verso il nostro obiettivo. Sono stati recepiti i nostri punti centrali in bozze di lavoro, riunioni, incontri, carteggi. Da poco \u00e8 stato previsto in banca dati lo status di suini Non DPA. Ci ha dato una mano, nostro malgrado, inconsapevolmente, l\u2019emergenza sanitaria della Peste Suina Africana. Il nostro intervento fermo. Il vostro sostegno e le vostre proteste. Tutto insieme. Ora eccoci qui. La meta \u00e8 molto pi\u00f9 vicina. Ma non cantiamo vittoria. La Rete dei Santuari di Animali Liberi La Rete dei Santuari nasce dal basso, nel 2012, dalla volont\u00e0 ed esigenza di alcuni santuari \u201csenior\u201d tra quelli storici e pi\u00f9 antichi, di confrontarsi su tematiche e difficolt\u00e0 comuni, pratiche, organizzative, sanitarie e gestionali, rendere pi\u00f9 accessibili, con una logica di rete, risultati che per un solo santuario, soprattutto se piccolo, sarebbero impossibili e soprattutto con l\u2019obiettivo di ottenere un riconoscimento giuridico. Quest\u2019ultimo punto nasce dalla necessit\u00e0 di superare un problema e una contraddizione fondamentale che abbiamo riscontrato, seppur con sfumature diverse, essere presente ovunque, non solo in Italia, ma negli altri paesi europei e del mondo ove sono presenti i santuari. Ovvero tale contraddizione \u00e8 che ci\u00f2 che noi chiamiamo santuario per la normativa non esiste come tale ma si configura in tutto e per tutto come un allevamento. Ci\u00f2 evidentemente crea grandi difficolt\u00e0 e non \u00e8 accettabile. Vediamo perch\u00e9 ragioni Burocratiche-gestionali: essere considerati al pari di un allevamento crea enormi difficolt\u00e0 burocratiche sia ai gestori dei santuari e agli attivisti \u2013 costringendoli a condurre procedure, effettuare profilassi o utilizzare modalit\u00e0 e logiche in alcune procedure (esempio la gestione del farmaco) che non hanno come fine il benessere dei soggetti ospiti, o del singolo individuo, bens\u00ec la tutela della salute pubblica, medesime difficolt\u00e0 gestionali, pratiche e burocratiche vengono sperimentate dai controllori, veterinari pubblici, asl,- che dovrebbero condurre procedure spesso inapplicabili sugli animali liberi in santuario (e non bloccati in gabbie e spazi angusti come accade negli allevamenti) e quindi si trovano spesso costretti a derogare norme e regolamenti oppure in altri casi si impuntano ad eseguire accertamenti assurdi, perdendo tempo inutilmente in quanto tali procedure hanno come unico scopo di controllare la qualit\u00e0 dei prodotti nei quali potrebbero essere un giorno trasformati. Anche se ci\u00f2 non accadr\u00e0 mai. motivo politico e strategico: Ovvero: noi non siamo allevamenti. Ma il loro esatto contrario. Non compriamo n\u00e9 vendiamo animali. Non li facciamo riprodurre. Non li utilizziamo in alcun modo. Non ricaviamo alcun reddito da loro anzi spendiamo per accudirli. Non vogliamo essere considerati allevamenti, ma vorremmo, semmai, che gli allevamenti cessassero di esistere. motivo sostanziale: Fino a che gli ospiti dei santuari non saranno usciti dalla banca dati nazionale degli animali da reddito non saranno salvi fino in fondo, ma ancora considerati carne che cammina, carne da vendere al kg e in presenza di malattie, pandemie o piani di abbattimento rischiano di finire stritolati dagli ingranaggi del capitalismo e dalle logiche produttive molto pi\u00f9 facilmente che se non fossero pi\u00f9 considerati da reddito ma da compagnia. Mappatura Accanto al percorso per l\u2019ottenimento di un riconoscimento dei santuari, esiste un quotidiano, fondamentale lavoro di costruzione, consolidamento e ampliamento della rete, conseguiti anche attraverso: una continua mappatura del territorio per individuare ogni cm di terreno sottratto allo sfruttamento e restituito agli animali, una gestione coordinata e continuativa delle emergenze sia a livello locale che nazionale, intervenendo per interrompere piani di abbattimento di animali, vendita all\u2019asta degli stessi dopo i sequestri e attivando adeguati piani di ricollocamento degli animali in tempi ragionevoli o offrendoci direttamente come custodi giudiziari in caso di animali posti sotto sequestro penale o come soggetti atti a controllare il benessere degli animali fino a nuova sistemazione. 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Cosa succeder\u00e0 ora Il 12 ottobre torneremo al Ministero per confrontarci sulla redazione dei regolamenti attuativi di tali decreti. Ci aggiorniamo quindi presto con importanti novit\u00e0. Il Riconoscimento Giuridico Il nostro percorso col Ministero della Salute risale al lontano 2012. Quando gli presentammo i santuari come una realt\u00e0 esistente, di cui occorreva, necessariamente, che loro prendessero atto per fare in modo di risolvere la schizofrenia esistente e il vuoto normativo. Dopo lunghe pressioni, richieste e proteste, nel 2012 la Rete dei Santuari promuove e partecipa ad un confronto con il Ministero della Salute per ottenere il riconoscimento giuridico dei Santuari come realt\u00e0 diverse dagli allevamenti. Vengono discussi principi, proposte, opportunit\u00e0, ipotesi e criticit\u00e0. Il Ministero condivide le nostre istanze. La nostra richiesta \u00e8 ottenere che i nostri ospiti non siano pi\u00f9 considerati come carne che cammina, ma come individui unici al mondo e rifugiati. Da allora parte un percorso che ci ha portati ad esplorare mille soluzioni sia a livello regionale, tramite accordi stato-regioni, sia a livello centrale con l\u2019intenzione di censire i santuari come strutture di accoglienza per animali da affezione al pari dei canili e gattili. Proiettando finalmente, per la prima volta, fuori delle logiche produttive gli ospiti rifugiati e collocandoli nell\u2019ambito da affezione. Nel momento in cui ci\u00f2 verr\u00e0 raggiunto sar\u00e0 un risultato straordinario e potr\u00e0 fare da apripista anche a livello comunitario. Come siamo arrivati fino a qui Sono passati anni in cui si sono tentate molte strade e sono stati compiuti alcuni importanti passi verso il nostro obiettivo. Sono stati recepiti i nostri punti centrali in bozze di lavoro, riunioni, incontri, carteggi. Da poco \u00e8 stato previsto in banca dati lo status di suini Non DPA. Ci ha dato una mano, nostro malgrado, inconsapevolmente, l\u2019emergenza sanitaria della Peste Suina Africana. Il nostro intervento fermo. Il vostro sostegno e le vostre proteste. Tutto insieme. Ora eccoci qui. La meta \u00e8 molto pi\u00f9 vicina. Ma non cantiamo vittoria. La Rete dei Santuari di Animali Liberi La Rete dei Santuari nasce dal basso, nel 2012, dalla volont\u00e0 ed esigenza di alcuni santuari \u201csenior\u201d tra quelli storici e pi\u00f9 antichi, di confrontarsi su tematiche e difficolt\u00e0 comuni, pratiche, organizzative, sanitarie e gestionali, rendere pi\u00f9 accessibili, con una logica di rete, risultati che per un solo santuario, soprattutto se piccolo, sarebbero impossibili e soprattutto con l\u2019obiettivo di ottenere un riconoscimento giuridico. Quest\u2019ultimo punto nasce dalla necessit\u00e0 di superare un problema e una contraddizione fondamentale che abbiamo riscontrato, seppur con sfumature diverse, essere presente ovunque, non solo in Italia, ma negli altri paesi europei e del mondo ove sono presenti i santuari. Ovvero tale contraddizione \u00e8 che ci\u00f2 che noi chiamiamo santuario per la normativa non esiste come tale ma si configura in tutto e per tutto come un allevamento. Ci\u00f2 evidentemente crea grandi difficolt\u00e0 e non \u00e8 accettabile. Vediamo perch\u00e9 ragioni Burocratiche-gestionali: essere considerati al pari di un allevamento crea enormi difficolt\u00e0 burocratiche sia ai gestori dei santuari e agli attivisti \u2013 costringendoli a condurre procedure, effettuare profilassi o utilizzare modalit\u00e0 e logiche in alcune procedure (esempio la gestione del farmaco) che non hanno come fine il benessere dei soggetti ospiti, o del singolo individuo, bens\u00ec la tutela della salute pubblica, medesime difficolt\u00e0 gestionali, pratiche e burocratiche vengono sperimentate dai controllori, veterinari pubblici, asl,- che dovrebbero condurre procedure spesso inapplicabili sugli animali liberi in santuario (e non bloccati in gabbie e spazi angusti come accade negli allevamenti) e quindi si trovano spesso costretti a derogare norme e regolamenti oppure in altri casi si impuntano ad eseguire accertamenti assurdi, perdendo tempo inutilmente in quanto tali procedure hanno come unico scopo di controllare la qualit\u00e0 dei prodotti nei quali potrebbero essere un giorno trasformati. Anche se ci\u00f2 non accadr\u00e0 mai. motivo politico e strategico: Ovvero: noi non siamo allevamenti. Ma il loro esatto contrario. Non compriamo n\u00e9 vendiamo animali. Non li facciamo riprodurre. Non li utilizziamo in alcun modo. Non ricaviamo alcun reddito da loro anzi spendiamo per accudirli. Non vogliamo essere considerati allevamenti, ma vorremmo, semmai, che gli allevamenti cessassero di esistere. motivo sostanziale: Fino a che gli ospiti dei santuari non saranno usciti dalla banca dati nazionale degli animali da reddito non saranno salvi fino in fondo, ma ancora considerati carne che cammina, carne da vendere al kg e in presenza di malattie, pandemie o piani di abbattimento rischiano di finire stritolati dagli ingranaggi del capitalismo e dalle logiche produttive molto pi\u00f9 facilmente che se non fossero pi\u00f9 considerati da reddito ma da compagnia. Mappatura Accanto al percorso per l\u2019ottenimento di un riconoscimento dei santuari, esiste un quotidiano, fondamentale lavoro di costruzione, consolidamento e ampliamento della rete, conseguiti anche attraverso: una continua mappatura del territorio per individuare ogni cm di terreno sottratto allo sfruttamento e restituito agli animali, una gestione coordinata e continuativa delle emergenze sia a livello locale che nazionale, intervenendo per interrompere piani di abbattimento di animali, vendita all\u2019asta degli stessi dopo i sequestri e attivando adeguati piani di ricollocamento degli animali in tempi ragionevoli o offrendoci direttamente come custodi giudiziari in caso di animali posti sotto sequestro penale o come soggetti atti a controllare il benessere degli animali fino a nuova sistemazione. 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Ed \u00e8 uscito in Gazzetta Ufficiale un pacchetto di decreti con l\u2019obiettivo di adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento europeo 2016\/429. In particolare nel Decreto legislativo 134 del 5.08.22, che detta disposizioni in materia di riorganizzazione del sistema di identificazione e registrazione degli animali e delle strutture che li ospitano, all\u2019articolo 2, comma z, sotto comma bb, per la prima volta si parla di stabilimento (non allevamento) con orientamento produttivo NON DPA per la detenzione di animali per finalit\u00e0 diverse dagli usi zootecnici e dalla produzione di alimenti. Il comma z identifica il sistema informativo nazionale degli animali da compagnia (definito SINAC) come sezione della BDN (ovvero Banca dati degli animali cos\u00ec detti da reddito) in cui sono registrate le informazioni relative agli animali da compagnia. E\u2019 questo un ulteriore gigante passo verso il riconoscimento dei santuari non come allevamenti. Cosa succeder\u00e0 ora Il 12 ottobre torneremo al Ministero per confrontarci sulla redazione dei regolamenti attuativi di tali decreti. Ci aggiorniamo quindi presto con importanti novit\u00e0. Il Riconoscimento Giuridico Il nostro percorso col Ministero della Salute risale al lontano 2012. Quando gli presentammo i santuari come una realt\u00e0 esistente, di cui occorreva, necessariamente, che loro prendessero atto per fare in modo di risolvere la schizofrenia esistente e il vuoto normativo. Dopo lunghe pressioni, richieste e proteste, nel 2012 la Rete dei Santuari promuove e partecipa ad un confronto con il Ministero della Salute per ottenere il riconoscimento giuridico dei Santuari come realt\u00e0 diverse dagli allevamenti. Vengono discussi principi, proposte, opportunit\u00e0, ipotesi e criticit\u00e0. Il Ministero condivide le nostre istanze. La nostra richiesta \u00e8 ottenere che i nostri ospiti non siano pi\u00f9 considerati come carne che cammina, ma come individui unici al mondo e rifugiati. Da allora parte un percorso che ci ha portati ad esplorare mille soluzioni sia a livello regionale, tramite accordi stato-regioni, sia a livello centrale con l\u2019intenzione di censire i santuari come strutture di accoglienza per animali da affezione al pari dei canili e gattili. Proiettando finalmente, per la prima volta, fuori delle logiche produttive gli ospiti rifugiati e collocandoli nell\u2019ambito da affezione. Nel momento in cui ci\u00f2 verr\u00e0 raggiunto sar\u00e0 un risultato straordinario e potr\u00e0 fare da apripista anche a livello comunitario. Come siamo arrivati fino a qui Sono passati anni in cui si sono tentate molte strade e sono stati compiuti alcuni importanti passi verso il nostro obiettivo. Sono stati recepiti i nostri punti centrali in bozze di lavoro, riunioni, incontri, carteggi. Da poco \u00e8 stato previsto in banca dati lo status di suini Non DPA. Ci ha dato una mano, nostro malgrado, inconsapevolmente, l\u2019emergenza sanitaria della Peste Suina Africana. Il nostro intervento fermo. Il vostro sostegno e le vostre proteste. Tutto insieme. Ora eccoci qui. La meta \u00e8 molto pi\u00f9 vicina. Ma non cantiamo vittoria. La Rete dei Santuari di Animali Liberi La Rete dei Santuari nasce dal basso, nel 2012, dalla volont\u00e0 ed esigenza di alcuni santuari \u201csenior\u201d tra quelli storici e pi\u00f9 antichi, di confrontarsi su tematiche e difficolt\u00e0 comuni, pratiche, organizzative, sanitarie e gestionali, rendere pi\u00f9 accessibili, con una logica di rete, risultati che per un solo santuario, soprattutto se piccolo, sarebbero impossibili e soprattutto con l\u2019obiettivo di ottenere un riconoscimento giuridico. Quest\u2019ultimo punto nasce dalla necessit\u00e0 di superare un problema e una contraddizione fondamentale che abbiamo riscontrato, seppur con sfumature diverse, essere presente ovunque, non solo in Italia, ma negli altri paesi europei e del mondo ove sono presenti i santuari. Ovvero tale contraddizione \u00e8 che ci\u00f2 che noi chiamiamo santuario per la normativa non esiste come tale ma si configura in tutto e per tutto come un allevamento. Ci\u00f2 evidentemente crea grandi difficolt\u00e0 e non \u00e8 accettabile. Vediamo perch\u00e9 ragioni Burocratiche-gestionali: essere considerati al pari di un allevamento crea enormi difficolt\u00e0 burocratiche sia ai gestori dei santuari e agli attivisti \u2013 costringendoli a condurre procedure, effettuare profilassi o utilizzare modalit\u00e0 e logiche in alcune procedure (esempio la gestione del farmaco) che non hanno come fine il benessere dei soggetti ospiti, o del singolo individuo, bens\u00ec la tutela della salute pubblica, medesime difficolt\u00e0 gestionali, pratiche e burocratiche vengono sperimentate dai controllori, veterinari pubblici, asl,- che dovrebbero condurre procedure spesso inapplicabili sugli animali liberi in santuario (e non bloccati in gabbie e spazi angusti come accade negli allevamenti) e quindi si trovano spesso costretti a derogare norme e regolamenti oppure in altri casi si impuntano ad eseguire accertamenti assurdi, perdendo tempo inutilmente in quanto tali procedure hanno come unico scopo di controllare la qualit\u00e0 dei prodotti nei quali potrebbero essere un giorno trasformati. Anche se ci\u00f2 non accadr\u00e0 mai. motivo politico e strategico: Ovvero: noi non siamo allevamenti. Ma il loro esatto contrario. Non compriamo n\u00e9 vendiamo animali. Non li facciamo riprodurre. Non li utilizziamo in alcun modo. Non ricaviamo alcun reddito da loro anzi spendiamo per accudirli. Non vogliamo essere considerati allevamenti, ma vorremmo, semmai, che gli allevamenti cessassero di esistere. motivo sostanziale: Fino a che gli ospiti dei santuari non saranno usciti dalla banca dati nazionale degli animali da reddito non saranno salvi fino in fondo, ma ancora considerati carne che cammina, carne da vendere al kg e in presenza di malattie, pandemie o piani di abbattimento rischiano di finire stritolati dagli ingranaggi del capitalismo e dalle logiche produttive molto pi\u00f9 facilmente che se non fossero pi\u00f9 considerati da reddito ma da compagnia. Mappatura Accanto al percorso per l\u2019ottenimento di un riconoscimento dei santuari, esiste un quotidiano, fondamentale lavoro di costruzione, consolidamento e ampliamento della rete, conseguiti anche attraverso: una continua mappatura del territorio per individuare ogni cm di terreno sottratto allo sfruttamento e restituito agli animali, una gestione coordinata e continuativa delle emergenze sia a livello locale che nazionale, intervenendo per interrompere piani di abbattimento di animali, vendita all\u2019asta degli stessi dopo i sequestri e attivando adeguati piani di ricollocamento degli animali in tempi ragionevoli o offrendoci direttamente come custodi giudiziari in caso di animali posti sotto sequestro penale o come soggetti atti a controllare il benessere degli animali fino a nuova sistemazione. 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