{"version":"1.0","provider_name":"Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia","provider_url":"https:\/\/www.animaliliberi.org\/site","title":"Santuari non allevamenti - Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"znQl0MYNld\"><a href=\"https:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/santuari-non-allevamenti\/\">Santuari non allevamenti<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/santuari-non-allevamenti\/embed\/#?secret=znQl0MYNld\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Santuari non allevamenti&#8221; &#8212; Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia\" data-secret=\"znQl0MYNld\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script type=\"text\/javascript\">\n\/* <![CDATA[ *\/\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=https:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n\/* ]]> *\/\n<\/script>\n","thumbnail_url":"https:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/arca-di-natalia-3.jpg","thumbnail_width":900,"thumbnail_height":687,"description":"E\u2019 fatta! Finalmente possiamo dirlo. E\u2019 giunto il riconoscimento giuridico che attendevamo. Per il quale abbiamo lavorato tanto. In salita, quando di santuari ancora si parlava poco o niente. E ci viene un po\u2019 da piangere. Di gioia e felicit\u00e0. Siamo commossi. E soddisfatti. Perch\u00e9 avevamo ragione. Abbiamo sempre avuto ragione. Fin dall\u2019inizio. Che i santuari esistessero, era ovvio. Ma eravamo, nostro malgrado, intrappolati ed etichettati come allevamenti. Da oltre 10 anni rivendichiamo invece la nostra esistenza ed essenza. Unica e caratteristica. La nostra preziosa specificit\u00e0. Rimarcando la distanza infinita che ci ha sempre separati dalle anguste categorizzazioni che pretendevano di definirci. Sbagliando. Relegandoci in un cassetto, inappropriato, in cui normativa e burocrazia ci avevano intrappolati. Castrati. Stritolati. Possiamo finalmente toglierci di dosso il fastidioso vestito che ci avevano affibbiato. Non siamo allevamenti. Non lo siamo mai stati. Non lo saremo mai. Inizia una nuova era. Quella dei santuari per animali liberi. Cos\u00ec nel Decreto Ministeriale del 7 marzo 2023, pubblicato lo scorso 16 maggio in Gazzetta Ufficiale leggiamo, per la prima volta, la parola \u201csantuari\u201d. Il Manuale Operativo, facendo riferimento al decreto legislativo 134 del 2022, elenca e descrive le diverse strutture che detengono e, nel nostro caso, ospitano, animali. Ed \u00e8 a pagina 23, precisamente al punto 12, comma 3, sottopunto C che, tra le sotto voci del \u201cRifugio per animali diversi da cani, gatti e furetti\u201d, OPLA\u2019, si trova e descrive il Rifugio permanente (cos\u00ec detto santuario) che ricovera bovini, equini, ovini, caprini, suini, ecc. C\u2019\u00e8 proprio scritto santuario. E\u2019 commovente. Tutto \u00e8 capitolato. Ed, ecco, il mondo sottosopra. Finalmente. Si sono arresi anche al termine. A quanto pare. Che dire ora? Ci attende una manciata di giorni in sospeso prima di adeguare la banca dati. E poi sar\u00e0 possibile registrarci in una specifica area dedicata ai santuari. Certo \u00e8 ancora la banca dati nazionale degli animali cos\u00ec detti da reddito. Ma attenzione. Voil\u00e0. Saremo nella sezione Sinac, quella degli animali da compagnia. Un luogo irraggiungibile. Dove solo cani gatti e furetti potevano stare. E, invece, eccoci qui. Con l\u2019incredibile che diventa possibile. L\u2019inaudito che va in scena. Non \u00e8 tutto risolto, per\u00f2. Sarebbe troppo semplice. Dovremo vigilare e accertarci che i decreti attuativi ci rappresentino. Siano in grado di descrivere la bellezza dei nostri rifugi. Sappiamo che non sar\u00e0 possibile. E che, probabilmente, saranno inadeguati. O renderanno, solo in parte, la nostra realt\u00e0. Ma sar\u00e0 un punto di partenza. Su cui lavorare. E costruire. Per tradurre in realt\u00e0 quel piccolo miracolo che i santuari rappresentano. La speranza. Di fronte alla desolazione, tutta intorno. Che ora, pi\u00f9 che mai, tra la furia della natura, l\u2019alluvione e l\u2019efferatezza dei maltrattamenti all\u2019ordine del giorno, mostra l\u2019orrore inaccettabile di un sistema produttivo in rovina. L\u2019agonia di un mondo morente da cui occorre staccarsi e prendere sempre pi\u00f9 le distanze. Come siamo arrivati qui Nel 2012 parte un percorso che ci porta al Ministero della Salute cui dichiariamo che i santuari, di fatto, esistono e non sono allevamenti, ma il loro contrario. Inizia cos\u00ec un viaggio lungo e tortuoso di confronto durante il quale vengono discussi principi, proposte, opportunit\u00e0, ipotesi e criticit\u00e0. Nel tempo vengono esplorate molte soluzioni, a livello regionale, a livello centrale, con l\u2019intenzione di censire i santuari come strutture di accoglienza per animali da affezione al pari dei canili e gattili, proiettando finalmente, per la prima volta, fuori delle logiche produttive gli ospiti rifugiati e collocandoli in un differente ambito. Sono passati parecchi anni e i nostri contenuti sono stati accolti e recepiti compiendo importanti passi verso l\u2019obiettivo perseguito. Da poco \u00e8 stato previsto in banca dati lo status di suini Non DPA. Ci ha dato una mano, nostro malgrado, inconsapevolmente, l\u2019emergenza sanitaria della Peste Suina Africana. Un enorme passo avanti si compie con l\u2019uscita in Gazzetta Ufficiale dei decreti di recepimento del Regolamento Europeo 2016\/429. In particolare, nel Decreto legislativo 134 del 5.08.22, che detta disposizioni in materia di riorganizzazione del sistema di identificazione e registrazione degli animali e delle strutture che li ospitano, all\u2019articolo 2, comma z, sotto comma bb, per la prima volta si parla di stabilimento (non allevamento) con orientamento produttivo NON DPA per la detenzione di animali per finalit\u00e0 diverse dagli usi zootecnici e dalla produzione di alimenti. Il comma z identifica il sistema informativo nazionale degli animali da compagnia (definito SINAC) come sezione della BDN (ovvero Banca dati degli animali cos\u00ec detti da reddito) in cui sono registrate le informazioni relative agli animali da compagnia. Richieste e proposte La Rete dei Santuari ha, da sempre, l\u2019obiettivo di ottenere il riconoscimento giuridico dei santuari stessi e l\u2019ottenimento di uno status diverso per gli animali rifugiati in modo che non siano pi\u00f9 \u201canimali da reddito\u201d ma non DPA. Il fatto che il santuario sia equiparato e trattato dalla norma come un allevamento ha sempre posto alcuni problemi burocratici e gestionali. Con dispendio di energie e tempo da parte dei gestori dei santuari e difficolt\u00e0 dei Servizi Veterinari delle Asl e delle Asp dei vari territori, nello sforzo continuo di adeguamento a procedure spesso difficilmente attuabili su animali liberi e non contenuti in gabbie per i trattamenti o spazi confinati e soprattutto su animali che non verranno mai trasformati in cibo. I farmaci nei santuari vengono usati col fine di curare il singolo soggetto malato e non come prevenzione generale in ottica di tutela della salute pubblica e di sicurezza degli alimenti, per il semplice motivo che questi animali non diventeranno mai alimenti. Essi sono animali che invecchiano e contraggono malattie anche degenerative che la popolazione che transita dagli allevamenti non ha l\u2019opportunit\u00e0 di manifestare perch\u00e9 vengono macellati in giovane et\u00e0, pressoch\u00e9 da bambini. Per attuare la norma spesso i veterinari pubblici devono interpretare, adattando alla realt\u00e0 e caratteristiche del santuario, norme e regolamenti, derogando aspetti inapplicabili e non pertinenti. Rimane poi un motivo significativo e sostanziale per cui desideriamo non essere considerati pi\u00f9 allevamenti: non siamo un allevamento e anzi, siamo l\u2019esatto contrario. Gli animali, nei santuari, sono sterilizzati e non possono riprodursi. Non c\u2019\u00e8 compravendita n\u00e9 alcun profitto. Consideriamo ogni ospite come un soggetto unico al mondo. Gli animali non sono da reddito ma diventano, al contrario, da debito. Quali esperienze e deroghe gi\u00e0 in atto Esistono gi\u00e0 diffuse deroghe informali applicate dagli organismi di controllo locali del territorio dove insistono i santuari. Questo avviene perch\u00e9 chi viene a controllare ha delle difficolt\u00e0 oggettive nell\u2019applicare regolamenti e regole nate per strutture con logiche e finalit\u00e0 opposte a quelle dei santuari. Ogni caso poi \u00e8 a s\u00e9. Da qualche parte non fanno i prelievi ad alcune specie, altrove ad altre, o non ordinano la marcatura ma accettano sistemi alternativi. Nel corso degli anni, a livello locale, presso alcuni santuari, sono stati condotti alcuni progetti sperimentali sull\u2019utilizzo proprio della microchippatura in alternativa alla marcatura degli ovi caprini. Quali le possibili strade Come gi\u00e0 ampiamente sottolineato, la strada individuata \u00e8 stata quella dell\u2019estensione del doppio status (dpa e non dpa) a tutti gli animali da reddito mutuandolo da quello finora applicato agli equini. L\u2019istituzione di un\u2019anagrafica specifica, dedicata, non dpa, ovvero dei \u201csalvi\u201d o dei \u201crifugiati\u201d. Gli animali in elenco, singolarmente identificati col microchip, non potrebbero mai pi\u00f9 finire nell\u2019industria alimentare. L\u2019impianto del microchip al posto della marca auricolare definirebbe ancor di pi\u00f9 questi animali come non pi\u00f9 da reddito e giammai destinabili all\u2019alimentazione. Cos\u00ec, come accade per gli equini, anche la gestione del farmaco sarebbe pi\u00f9 appropriata e adatta alle caratteristiche a finalit\u00e0 del santuario, optando per soluzioni che tengono conto del benessere del soggetto e non dei tempi di permanenza del preparato nelle carni o nei prodotti in cui l\u2019animale dovrebbe essere trasformato. Scarica il Decreto (formato .pdf)"}