{"version":"1.0","provider_name":"Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia","provider_url":"https:\/\/www.animaliliberi.org\/site","title":"Io - Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"xCerZHmuM6\"><a href=\"https:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/io\/\">Io<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/io\/embed\/#?secret=xCerZHmuM6\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Io&#8221; &#8212; Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia\" data-secret=\"xCerZHmuM6\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script type=\"text\/javascript\">\n\/* <![CDATA[ *\/\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=https:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n\/* ]]> *\/\n<\/script>\n","description":"Secondo la mitologia greca, Io era una sacerdotessa della quale Zeus si era, come al solito, perdutamente innamorato. Per non farsi scoprire dalla giustamente gelosissima moglie Era, Zeus utilizzava vari stratagemmi e metamorfosi per riuscire ad arrivare in segreto dalle sue amanti. Per andare a trovare Io si trasformava in nube dorata, entrava nella sua casa, l&#8217;avvolgeva e cos\u00ec si univa a lei. Era per\u00f2, ormai sfiduciata nei confronti del marito infedele, conosceva bene questi stratagemmi quindi lo segu\u00ec e scopr\u00ec tutto. Zeus per non far torcere un capello ad Io, avendo promesso alla moglie di non averla mai toccata, quando fu scoperto la trasform\u00f2 in mucca sperando cos\u00ec di riuscire a farla fuggire alle ire della moglie, che invece non gli credette e continu\u00f2 a torturare la giovane giovenca in ogni modo possibile. Varie furono le volte che Zeus tent\u00f2 di salvare la sua amata Io, ma ognuna di queste veniva poi contrastata dalla moglie, tanto che la poveretta fu costretta, torturata da un tafano da lei mandato, a scappare attraversando lo stretto tra Europa ed Asia che da lei prese il nome di Bosforo, passaggio della giovenca. Giunse cos\u00ec in Egitto, dove diede alla luce il proprio figlio Epafo e ritorn\u00f2 alle sue fattezze umane. Il figlio Epafo fu re d&#8217;Egitto, non senza aver prima subito anche lui le torture vendicative di Era. Fu rapito, strappato alla propria madre, che part\u00ec per un nuovo viaggio alla sua ricerca. Lo ritrov\u00f2 il Siria, dove Astarte si prendeva cura di lui e lo allattava. Finalmente Io con suo figlio poterono tornare in Egitto dove, appunto, poi fu re. Questa \u00e8 la storia leggendaria della sacerdotessa Io, persona che divenne mucca, mentre questa che vi racconteremo \u00e8 la storia vera, reale, tangibile, di un&#8217;altra Io che da mucca divent\u00f2 persona. Io era una mucca alla quale era stato assegnato un numero, un marchio, che poi fu levato per metterlo in maniera assolutamente irregolare ad una nuova vitella giunta in quell&#8217;allevamento di bovini a Suzzara diventato tristemente famoso per il ritrovamento di carcasse seppellite in un campo. Qui si produceva latte con il quale si producono formaggi. Lei e altre sette dovevano essere smaltite per marchi irregolari o assenti. Due di loro non ce l&#8217;hanno fatta perch\u00e9 &#8220;mucche a terra&#8221;, ossia madri cos\u00ec sfinite e sfruttate che dopo l&#8217;ennesima gravidanza non riescono ad avere le forze per rialzarsi. Sei di loro invece ce l&#8217;hanno fatta e tutti conoscete la loro storia, che ancora non \u00e8 finita. Una di loro, forse una delle pi\u00f9 vecchiette (se vecchia si pu\u00f2 considerare una mucca di quattro anni, considerando che la dentatura da adulto la completano a cinque) \u00e8 appunto Io. Io \u00e8 stata la prima che abbiamo visto in una delle prime foto che ci sono state inviate quando abbiamo iniziato la collaborazione con Vitadacani per riuscire a tirarle fuori da quell&#8217;inferno. Era magra, magra all&#8217;inverosimile. Quando \u00e8 arrivata era il numero 797. Era triste e sporca e non ostante nell&#8217;allevamento fosse nel box insieme a Verdena, era sola. Le prime cose che ci colpirono di lei furono la testa bassa e la pancia gonfia. I veterinari per\u00f2 erano sicuri che non fosse gravida. Arrivata qui da noi ha avuto una ripresa pi\u00f9 lenta rispetto alle altre due pazze, forse per l&#8217;et\u00e0, forse perch\u00e9 ne aveva viste tante, forse per il maggior numero di gravidanze e mungiture subite, per\u00f2 ce l&#8217;ha fatta. Dopo un mese e mezzo era bella ingrassata, aveva ripreso stabilit\u00e0 perch\u00e9 le si sono rinforzati i muscoli, le si sono limate le unghie, ed \u00e8 tornata a vivere. Per\u00f2 c&#8217;era qualcosa. La testa sempre bassa, la voglia di solitudine, l&#8217;atteggiamento sottomesso. Non riusciva a fidarsi di noi completamente, oppure ci stava dicendo qualcosa. E i veterinari continuavano a dire che non era incinta. In effetti era ingrassata parecchio quindi la pancia sembrava meno evidente. Per\u00f2 un giorno le si sono gonfiate le mammelle. Sempre di pi\u00f9 fino a quando il sospetto di una gravidanza isterica ha lasciato il posto al sospetto di una gravidanza reale. Da quando si gonfiano le mammelle, si conta un mese per il parto in una mucca in forze che ha avuto una gravidanza in condizioni ottimali. Una mucca in gravidanza deve mangiare quasi il doppio. Prima che le volontarie di Vitadacani riuscissero ad andare a sfamarle, invece, nemmeno mangiava. Non ha avuto una gravidanza in condizioni ottimali, decisamente, e questo ci stava tenendo in allarme. La preoccupazione che qualcosa andasse storto ci stava assillando ma, troppo felici del fatto che sarebbe stata la prima mucca &#8220;da latte&#8221; a partorire libera e suo figlio o figlia il primo nato libero, ci metteva addosso talmente tanta euforia da farci rifiutare i pensieri negativi. Sarebbe andato tutto bene. Doveva andare tutto bene. Luned\u00ec 23 le prime perdite importanti. Marted\u00ec 24 perdite sempre pi\u00f9 intense. Non \u00e8 passato un mese dannazione! Giro di veterinari per avere conferma di quello che avevamo ben capito e temevamo: stava per partorire. Tutta la notte ad assillare i vari veterinari, che ci impartivano le direttive giuste sulle mosse da fare o non fare. Tutta la notte a vegliare su di lei per controllare che tutto andasse liscio, e pronti ad intervenire se fosse stato necessario. Si rompono le acque. Da ora conto alla rovescia. Entro tre ore deve uscire. Ci concediamo una cioccolata calda per darci energie. Alimentiamo la stufa per non farla spegnere. Dentro e fuori casa, dentro e fuori la stalla. Alle cinque ci prende una strana sensazione, usciamo di corsa. Finalmente \u00e8 nato. Ma qualcosa non va. La mamma \u00e8 in piedi e lo guarda triste. Lui \u00e8 fermo. Lo ricopriamo di paglia, lo strofiniamo, lo facciamo reagire. Muggisce ma non si alza. E&#8217; piccolo, troppo piccolo. E questo ci spaventa. Gli diamo subito un nome, Siria, per dargli ulteriore forza. Continua a non alzarsi, e la mamma si avvicina a lui iniziando una conversazione segreta che solo loro quattro bovini capiscono. Polz e Verdena, che ci avevano consigliato di tener lontane dalla mucca partoriente, stavano continuamente, come sfingi silenti, al suo fianco andando ogni tanto a leccarla e a stimolarla a camminare quando stava accucciata per troppo tempo. Polz, che sospettiamo essere figlia di Io, per le attenzioni ed effusioni che le due si scambiano, non la lasciava sola un minuto. Quando il piccino \u00e8 nato, andava anche lei a leccarlo, a spingerlo. Poi si \u00e8 piazzata a due metri di distanza, seria e statuaria, ad ascoltare il dialogo tra Io e Siria, mentre Verdena intonava uno strano canto, all&#8217;altro capo della stalla. Era evidente che loro capissero benissimo quel che stava accadendo. E, in fondo, anche noi. Ma era straziante. Non potevamo arrenderci, e nemmeno accettarlo. Abbiamo provato a lasciarli soli qualche minuto. Ma la situazione non migliorava. Anzi. Abbiamo allora deciso di intervenire. L&#8217;abbiamo preso, messo in auto con il riscaldamento acceso, e provato ad allattarlo con del latte per cuccioli che teniamo per le emergenze, avvolto nelle coperte. Ma nulla. Si \u00e8 accasciato tra le nostre braccia. Ha smesso di respirare e ci ha lasciati cos\u00ec. Inermi, impotenti, sfiniti e disperati. Io invece, per fortuna, stava benissimo. Per assurdo sembrava quasi disperata. Ripensando un attimo alla sua situazione, da un punto di vista distaccato ed oggettivo, una mucca che per anni viene stuprata, ingravidata e privata del proprio figlio dopo pochi giorni, come pu\u00f2 essere felice di mettere al mondo l&#8217;ennesimo cucciolo? Anche se ha davanti a s\u00e9 persone che stanno spaccando il mondo per loro, che in lacrime le dicono di avere speranza, di avere fiducia, che stavolta andr\u00e0 diversamente, che non glielo porter\u00e0 via nessuno, che deve farcela. Lei ha deciso che lo lo voleva, o forse qualcun altro ha deciso per lei? Una fecondazione quando non poteva essere fecondata, una gravidanza condotta nelle condizioni pi\u00f9 disperate, l&#8217;ennesima gravidanza non voluta, frutto della fecondazione artificiale ad opera dell&#8217;uomo. Era troppo provata. Era troppo difficile. Il responso del veterinario, dopo l&#8217;esame del corpicino di Siria, \u00e8 stato inequivocabile: nascita prematura. Legamenti, cartilagini e zoccoli non erano ancora completamente formati. Per quello non si alzava. Non poteva farlo. L&#8217;unica nota positiva \u00e8 che Io ora \u00e8 davvero serena. Con la testa alta pascola accanto alle altre come se avesse lasciato andare l&#8217;ultimo pezzo della sua vita precedente, come se fosse sparita l&#8217;unica cosa che ancora la legava a quella stalla orribile. A noi invece resta il dolore. E la rabbia. Ci credevamo davvero che Siria ce la potesse fare. Sarebbe stato il giusto riscatto per Io, poter finalmente avere un figlio suo accanto, allattarlo, leccarlo, vederlo crescere, viverci insieme per anni ed anni. Non \u00e8 stato cos\u00ec purtroppo. Almeno Siria non \u00e8 morto in mezzo al letame di una stalla buia, non sar\u00e0 buttato in un campo o in una discarica, non \u00e8 nato solo e nemmeno morto solo, come tutti quelli che invece nascono per essere condannati, e per i quali continueremo a spaccare il mondo. Perch\u00e9 siamo ancora pi\u00f9 arrabbiati. Perch\u00e9 se a quelle mucche avessero dato da mangiare, se avessero autorizzato prima la loro partenza verso i rifugi, Siria probabilmente sarebbe nato nei giusti tempi. Sarebbe ancora vivo. Sarebbe stato il primo vitello nato libero. Anche per questo, noi continueremo a combattere contro gli allevamenti. Perch\u00e9 il pi\u00f9 grande se di questa storia \u00e8 questo: se gli allevamenti non esistessero, tutto questo non sarebbe accaduto. Per tutti e tutte le Siria di ogni stalla del mondo. Io, insieme a Verdena e Polz, \u00e8 ospite del rifugio di Agripunk Onlus, i cui responsabili ci hanno raccontato questa storia. Potete leggere la versione originale a questo link. E potete aiutare nel mantenimento di Io, e degli altri ospiti del rifugio, affinch\u00e9 altre Io possano trovarvi approdo sicuro.","thumbnail_url":"https:\/\/www.animaliliberi.org\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/IMG_4112-1024x682.jpg"}